
{"id":494,"date":"2015-12-07T09:24:20","date_gmt":"2015-12-07T09:24:20","guid":{"rendered":"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/?p=494"},"modified":"2020-11-20T10:21:09","modified_gmt":"2020-11-20T09:21:09","slug":"limpatto-tecnologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/limpatto-tecnologico\/","title":{"rendered":"L&#039;impatto tecnologico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La Fisica delle Particelle studia i costituenti fondamentali della materia e le interazioni fra essi. Si tratta dunque di una disciplina scientifica che fa parte del filone della ricerca pura o &#8220;di base&#8221;, che ha come obiettivo primario quello dell&#8217;avanzamento della conoscenza, in contrasto con la ricerca applicata che invece viene svolta per trovare soluzioni pratiche a problemi specifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca di base necessita di tecnologie avanzate, che spesso non fanno ancora parte del know-how industriale e che necessitano soluzioni innovative. La ricerca di tali soluzioni fornisce continuamente occasioni di trasferimento tecnologico al tessuto sociale ed industriale. La Fisica delle Particelle ha da sempre fatto ricorso a strumentazioni estremamente sofisticate: l&#8217;impatto della ricerca condotta al CERN sulla nostra societ&#225; &#233; da sempre notevole, basti pensare al World Wide Web, alle tecnologie per la terapia adronica dei tumori, alla Positron Emission Tomography.<\/p>\n<h2><\/h2>\n<h2>Esempi di Impatto Tecnologico da LHC<\/h2>\n<h3>Innovazione nei pannelli solari<\/h3>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-495\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_0-300x225.jpg\" alt=\"impatto_tecnologico_0\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_0-300x225.jpg 300w, https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_0.jpg 386w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/td>\n<td style=\"text-align: justify;\">I pannelli solari termici, o collettori solari, assorbono e trasferiscono l&#8217;energia solare ad un fluido che circola all&#8217;interno del pannello stesso. Per ridurre le dispersioni termiche, si pu&#243; fare il vuoto all&#8217;interno del volume in cui sono alloggiati i tubi che contengono il fluido: i pannelli che operano sotto vuoto sono molto pi&#249; efficienti di quelli tradizionali.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Utilizzando le tecnologie per la generazione del vuoto ultra spinto (Ultra High Vacuum) e di pompaggio continuo (NEG) sviluppate per LHC, &#233; stato sviluppato un prototipo di pannello solare sotto vuoto, chiamato Evacuable Flat Panel Solar Collector, di elevatissima efficienza.LHC<\/p>\n<hr \/>\n<h3><\/h3>\n<h3>Computing Grid<\/h3>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\">Il Large Hadron Collider produrr&#225;, ad ogni istante, una quantit&#225; di dati superiore a quella generata dall&#8217;intera rete di telefonia mobile al mondo, per un totale di 15 Petabytes all&#8217;anno&#8230;ovvero, 15 milioni di Gigabytes; o ancora, l&#8217;equivalente di 200mila DVD; o, se preferite, una pila di CD alta all&#8217;incirca quanto 3 volte l&#8217;Everest.<\/td>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-496\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_1-300x201.jpg\" alt=\"impatto_tecnologico_1\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_1-300x201.jpg 300w, https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_1.jpg 561w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gestire questa immensa mole di dati, occorre una &#8220;nuova internet&#8221;, che ha preso il nome di LHC Computing Grid o, pi&#249; semplicemente, Grid. Grid &#233; une rete di centinaia di migliaia di processori con una struttura a molti livelli: un primo livello &#233; costituito dal Centro di Calcolo del CERN, collegato ad 11 grandi Centri detti Tier-1 (in Italia c&#8217;&#233; il <a href=\"http:\/\/www.cnaf.infn.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CNAF<\/a> dell&#8217;INFN a Bologna). I Tier-1 a loro volta distribuiscono i dati a pi&#249; di 140 strutture minori, i cosiddetti Tier-2. Infine, l&#8217;ultimo livello nella catena di distribuzione &#233; costituito dai computer distribuiti nei vari Dipartimenti di Fisica o dai personal computer delle migliaia di scienziati che analizzeranno questi dati in ogni parte del mondo.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-497\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_2-300x180.jpg\" alt=\"impatto_tecnologico_2\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_2-300x180.jpg 300w, https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_2.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/td>\n<td style=\"text-align: justify;\">Il concetto di calcolo distribuito che &#233; alla base di Grid &#233; applicabile in campi anche molto diversi dalla fisica. Gi&#225; nel 2006, pi&#249; di 20 applicazioni utilizzavano questa infrastruttura per le discipline pi&#249; diverse, dalla geologia alle predizioni climatiche all&#8217;esplorazione di nuove risorse petrolifere alla ricerca farmaceutica.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Esempi di Impatto Tecnologico da ATLAS<\/h2>\n<h3>Innovazioni in campo Medico<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">PIXSCAN<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\">PIXSCAN &#233; una nuova tecnologia di Tomografia computerizzata, che si basa sull&#8217;utilizzo di un rivelatore di fotoni (XPAD) derivato da un chip utilizzato in ATLAS. Rispetto alle tecnologie pre-esistenti, PIXSCAN offre un miglioramento notevole nel contrasto per i tessuti molli, ed &#233; in grado di produrre fino a 400 immagini in due secondi.<\/td>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_3.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-498\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_3.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_3\" width=\"192\" height=\"192\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un primo prototipo &#233; stato sviluppato per esaminare animali di piccole dimensioni, cosa che richiede una risoluzione spaziale elevatissima. Le prime immagini tomografiche (a destra, l&#8217;immagine in 3D dello scheletro di un topo ottenuta tramite PIXSCAN) dimostrano la qualit&#225; di questa nuova tecnologia. Il rivelatore di PIXSCAN &#233; estremamente sottile, e pu&#243; essere usato in combinazione con la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET): la PET &#233; in grado di fornire solo la posizione del tessuto tumorale, mentre la tomografia con PIXSCAN mostra l&#8217;intero organo.<\/p>\n<h4><\/h4>\n<hr \/>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Multi Picture Element Counters<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_4.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-499\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_4.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_4\" width=\"192\" height=\"192\" \/><\/a><\/td>\n<td style=\"text-align: justify;\">Gli strati pi&#249; interni del rivelatore ATLAS sono costituiti da rivelatori a pixel di silicio: questi stessi rivelatori possono essere utilizzati per creare immagini ad alta risoluzione spaziale per applicazioni biomediche, ad esempio mammografie.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pixel di silicio sono in grado di registrare individualmente il numero di quanti di raggi X assorbito. In questo modo si ottiene un&#8217;immagine digitale della dose di raggi X assorbita; l&#8217;immagine &#233; visibile in tempo reale, senza bisogno di pellicola. Con una piccola modifica del rivelatore a silicio di ATLAS si &#233; ottenuto un metodo di radiografia digitale.<br \/>\nA sinistra, la radiografia di una vespa ottenuta con questo metodo<\/p>\n<hr \/>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Il Progetto Retina<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\">I fisici di ATLAS si sono uniti ai neurobiologi per studiare come l&#8217;informazione viene trasmessa dall&#8217;occhio al cervello. La retina infatti non &#233; altro che un sofisticato rivelatore biologico a pixel, che converte un&#8217;immagine visiva in una serie di segnali elettrici. Tali segnali funzionano secondo un ignoto codice neuronale, attraverso il quale comunicano le caratteristiche dell&#8217;immagine alla parte del cervello preposta alla visualizzazione.<\/td>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_5.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-500\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_5.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_5\" width=\"192\" height=\"192\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per scoprire le regole di questo codice, gli scienziati studiano del tessuto retinale vivente e registrano l&#8217;attivit&#225; neuronale tramite un rivelatore basato sul rivelatore a microstrisce di silicio usato nel tracciatore interno di ATLAS. Questi esperimenti aiutano i neurobiologi a capire come i sistemi neuronali processano e codificano le informazioni, nella speranza un giorno di creare sistemi per ridare una vista artificiale ai non vedenti.<br \/>\nNell&#8217;immagine a destra, la retina di una salamandra connessa al sistema di rivelazione.<\/p>\n<h3>Innovazioni in campo Tecnico<\/h3>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Emergency Personnel Location<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\">La Collaborazione ATLAS ha sviluppato un sistema per reperire rapidamente chiunque si trovi nel labirinto dell&#8217;apparato sperimentale, in modo da poter intervenire in caso di emergenza. Un grande numero di sensori ad infrarossi installati all&#8217;interno della struttura permette ad un operatore nella Sala di Controllo in superficie di seguire ogni movimento delle persone presenti nella caverna di ATLAS.<\/td>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_6.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-501\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_6.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_6\" width=\"192\" height=\"192\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema &#233; a bassissimo costo e pu&#243; essere installato ovunque; &#233; particolarmente adatto all&#8217;uso in ambienti di vaste dimensioni, ad esempio nelle miniere, in cui ritrovare le persone &#233; spesso un arduo compito. Il sistema si rivela un prezioso alleato per una squadra di soccorso specialmente in casi in cui l&#8217;ambiente sia invaso dal fumo.<br \/>\nA destra, un&#8217;immagine che mostra le enormi dimensioni di ATLAS.<\/p>\n<hr \/>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">XPIX<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_7.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-502\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_7.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_7\" width=\"192\" height=\"192\" \/><\/a><\/td>\n<td style=\"text-align: justify;\">XPIX &#233; un rivelatore a raggi X che utilizza il chip XPAD sviluppato per ATLAS. La particolarit&#225; di questo rivelatore &#233; di essere utilizzabile con una nuova generazione di sorgenti di raggi X di alta intensit&#225;, utilizzate per lo studio della struttura di proteine. Un primo prototipo di 6 x 6 cm2 di superficie &#233; utilizzato alla European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble (Francia).<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati iniziali mostrano che XPIX &#233; in grado di migliorare in maniera sostanziale la qualit&#225; delle immagini, riducendo al contempo la durata dell&#8217;esposizione alla sorgente: in questo modo si riduce notevolmente la distruzione del materiale in analisi causata dalla radiazione.<br \/>\nA sinistra, 8 moduli assemblati in un rivelatore di 6 x 6 cm2.<\/p>\n<hr \/>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Analisi dei gas con metodo ad ultrasuoni<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\">Per misurare la quantit&#225; di vapore di fluorocarbonio presente nel sistema di raffreddamento del rivelatore interno di ATLAS, &#233; stata sviluppata una tecnica di analisi basata sugli ultrasuoni. Lo stesso metodo &#233; stato utilizzato per analizzare la miscela di gas durante la produzione di semiconduttori, un processo in cui &#233; necessario tenere sotto controllo la presenza di elementi chimici pesanti.<\/td>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_8.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-503\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_8.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_8\" width=\"192\" height=\"192\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il metodo ad ultrasuoni permette di determinare la percentuale di gas presenti nella miscela con una precisione migliore di una parte su 100,000.<br \/>\nLa possibilit&#225; di applicare questo metodo in anestesia clinica &#233; stata verificata con successo, consentendo di determinare con la massima precisione la miscela di gas da somministrare al paziente. La medesima tecnica &#233; stata impiegata anche per l&#8217;analisi degli idrocarburi prodotti nei processi di raffinazione.<\/p>\n<hr \/>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Elaborazione di immagini per uso industriale<\/span><\/h4>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"3\" cellpadding=\"3\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a href=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_9.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-504\" src=\"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/impatto_tecnologico_9-145x300.gif\" alt=\"impatto_tecnologico_9\" width=\"145\" height=\"300\" \/><\/a><\/td>\n<td>\n<p style=\"text-align: justify;\">ATLAS produrr&#225; un enorme flusso di dati che dovranno essere processati ad elevata velocit&#225; per individuare gli eventi interessanti e registrarli su disco per l&#8217;analisi successiva. In uno di questi livelli di processamento estremamente rapidi, ATLAS utilizza 600 schede elettroniche appositamente configurate via software per operare nel modo richiesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cambiando la programmazione di queste stesse schede, &#233; possibile utilizzarle per compiti totalmente diversi. Partendo dallo sviluppo di una scheda per ATLAS, la compagnia spin-off Silicon Software GmbH <a href=\"http:\/\/www.silicon-software.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">(www.silicon-software.com<\/a>) &#233; in grado di offrire sistemi in grado di assicurare il processamento di immagini per scopi industriali con elevata performance e basso costo.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, una riprogrammazione di questa scheda &#233; utilizzata per il controllo in tempo reale delle saldature laser nel processo di produzione delle automobili: immagini da 1 Mpixel sono processate a 75 Hz, il che corrisponde ad una velocit&#225; di ispezione di 0.5 m\/s.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fisica delle Particelle studia i costituenti fondamentali della materia e le interazioni fra essi. 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