
{"id":796,"date":"2016-01-26T18:46:26","date_gmt":"2016-01-26T18:46:26","guid":{"rendered":"http:\/\/webusers.fis.uniroma3.it\/atlas\/?p=796"},"modified":"2020-11-20T10:20:44","modified_gmt":"2020-11-20T09:20:44","slug":"il-luminometro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/il-luminometro\/","title":{"rendered":"Il Luminometro"},"content":{"rendered":"<h2><strong><span style=\"color: #993300;\">Il luminometro LUCID<\/span> <\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luminosit&#225; (indicata con <em>L)<\/em> &#233; un parametro molto importante di un collisionatore, in quanto essa lega la frequenza (o <em>rate,<\/em> <em>R<\/em>) con cui un processo fisico viene a verificarsi durante le collisioni alla sua sezione d&#8217;urto (\u03c3); quest&#8217;ultima fornisce una misura di quanto tale processo sia probabile:<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<span style=\"color: #993300;\"><em>R<\/em><\/span> = numero di eventi \/ (intervallo di tempo) = <span style=\"color: #993300;\"><em>L<\/em><\/span> * \u03c3<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0dove <span style=\"color: #993300;\"><em>R<\/em><\/span> &#233; il rate, <span style=\"color: #993300;\"><em>L<\/em><\/span> la luminosit&#225; e \u03c3 \u00a0la sezione d&#8217;urto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luminosit&#225; &#233; indipendente dal processo in esame, e dipende solo dai parametri di funzionamento del collisionatore. Essa, infatti, corrisponde al numero di particelle che si incontrano nelle zone di collisione per unit&#225; di tempo e di superficie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><em>L<\/em> = <em>f * n * N1 * N2 \/ A<\/em><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0dove <span style=\"color: #993300;\"><em>f<\/em><\/span> &#233; la frequenza di rivoluzione dei fasci, <span style=\"color: #993300;\"><em>n<\/em><\/span> il numero dei pacchetti in ogni fascio, <span style=\"color: #993300;\"><em>N1<\/em><\/span> ed <span style=\"color: #993300;\"><em>N2<\/em><\/span> il numero di particelle contenute nei pacchetti ed <span style=\"color: #993300;\"><em>A<\/em><\/span> la sezione geometrica dei fasci nel punto di interazione.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la luminosit&#225; in generale non si mantiene costante durante il funzionamento di un collisionatore: essa tende a diminuire per via delle collisioni tra i fasci e per le collisioni dei fasci con molecole di gas residuo all&#8217;interno dei tubi a vuoto. E&#8217; necessario quindi controllare, incrocio per incrocio, come varia questa quantit&#225;. In ATLAS questa funzione &#233; svolta dal rivelatore <span style=\"color: #993300;\"><em>LUCID<\/em> (<em>Luminosity measurement using Cherenkov Integrating Detector<\/em>)<\/span>, che sfrutta l&#8217;<span style=\"color: #993300;\"><em>effetto Cherenkov<\/em><\/span> per rilevare alcune particelle provenienti dal punto di interazione (IP). Attraverso queste misure &#233; possibile monitorare l&#8217;andamento della luminosit&#225; nel tempo, pacchetto per pacchetto.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;effetto Cherenkov consiste nell&#8217;emissione di luce da parte di una particella carica che si muove in un mezzo isolante (detto radiatore) ad una velocit&#225; superiore alla velocit&#225; della luce nel mezzo; questo effetto si realizza nel LUCID all&#8217;interno di tubi riflettenti che contengono un gas che funge da radiatore, e la luce prodotta all&#8217;interno di ogni tubo verr&#225; riflessa fino ad un&#8217;estremit&#225; dello stesso dove verr&#225; rivelata tramite dei fotomoltiplicatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il LUCID &#233; costituito da due parti montate sulla linea di fascio a circa 17 m dal punto di interazione, ognuna delle quali contiene 20 tubi ad effetto Cherenkov lunghi 1.5 m che formano un cono avente come vertice l&#8217;IP. I tubi sono di alluminio e il loro interno &#233; stato lavorato meccanicamente per migliorarne la riflettivit&#225;. La scelta dell&#8217;alluminio &#233; stata fatta per rendere il rilevatore resistente alle radiazioni e avere al tempo stesso una buona riflettivit&#225;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tubi sono contenuti in un <span style=\"color: #993300;\"><em>vessel<\/em><\/span> di forma conica, riempito di gas C<sub>4<\/sub>F<sub>10<\/sub> che, grazie al suo elevato indice di rifrazione,\u00a0funziona come\u00a0un buon radiatore Cherenkov. La pressione all&#8217;interno del vessel &#233; di poco superiore a quella atmosferica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa struttura del rivelatore, oltre a conferirgli una buona resistenza alla radioattivit&#225;, permette di discriminare tra le particelle provenienti direttamente dall&#8217;IP (primarie) e quelle generate dall&#8217;interazione di queste con tutto ci&#243; che circonda l&#8217;IP (secondarie): le particelle primarie attraverseranno tutta la lunghezza dei tubi Cherenkov, emettendo una certa quantit&#225; di luce, mentre le secondarie riusciranno ad attraversare solo una parte del rivelatore, producendo meno luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dei 20 tubi installati in ogni braccio, 16 sono direttamente connessi a fotomoltiplicatori (PMT) che convertono la luce in un segnale elettrico, mentre i restanti quattro sono connessi a fasci di vibre ottiche che trasportano il segnale ad altri fotomoltiplicatori posizionati lontano dalla linea di fascio, dove il livello di radioattivit&#225; &#233; minore. Questi tubi servono a testare la futura configurazione del LUCID.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il LUCID inoltre &#233; dotato di un sistema di calibrazione costituito da fibre ottiche che fanno arrivare la luce prodotta da un LED all&#8217;imboccatura dei tubi. Analizzando la risposta dei fotomoltiplicatori, &#233; possibile stabilire come essi reagiscono alla luce in quanto ogni PMT, anche se dello stesso modello, &#233; lievemete differente dagli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, il LUCID non &#233; in grado di dare un misura assoluta della luminosit&#225;: per poter fare questo, il luminometro deve essere calibrato, e inizialmente ci&#243; verr&#225; fatto utilizzando i parametri dei fasci di LHC. Il LUCID pu&#243; per&#243; fornire una misura di luminosit&#225; relativa (ovvero determinare la variazione di luminosit&#225;), incrocio per incrocio, e in questo modo si pu&#243; capire per quali pacchetti si riscontrano valori anomali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa capacit&#225; di misurare l&#8217;incrocio dei pacchetti e la misura di luminosit&#225; relativa sono importanti per le misure di ATLAS, in quanto queste verranno fatte assumendo che per periodi di tempo abbastanza brevi (dell&#8217;ordine dei minuti) la luminosit&#225; di LHC possa essere considerata costante. I segnali provenienti dal LUCID vengono anche utilizzati per il trigger di ATLAS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La necessit&#225; di una risposta rapida (l&#8217;intervallo di tempo tra una collisione e la successiva &#233; di 25 ns) e la resistenza alle radiazioni sono i motivi che hanno portato alla scelta di un rivelatore Cherenkov.<\/p>\n<p><a title=\"luminometro\" href=\"http:\/\/www.bo.infn.it\/atlas_lumi\/\">sito del gruppo di lavoro della Sezione INFN di Bologna<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il luminometro LUCID &nbsp; La luminosit&#225; (indicata con L) &#233; un parametro molto importante di un collisionatore, in quanto essa lega la frequenza (o rate, R) con cui un processo fisico viene a verificarsi durante le collisioni alla sua sezione d&#8217;urto (\u03c3); quest&#8217;ultima fornisce una misura di quanto tale processo sia probabile: \u00a0R = numero [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,6],"tags":[],"ppma_author":[45],"class_list":["post-796","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-education","category-rivelatore-atlas"],"authors":[{"term_id":45,"user_id":0,"is_guest":1,"slug":"cap-atla-italia","display_name":"Atla Italia","avatar_url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/?s=96&d=mm&r=g","0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/796","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=796"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/796\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1350,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/796\/revisions\/1350"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=796"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=796"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=796"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.infn.it\/atlas\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=796"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}