persona in ombra vista di tre quarti alle spalle che guarda lo schermo di un PC dove ci sono immagini di diagnostica medica e il logo Dorian Technologies

Intervista ad Andrea Chincarini, ricercatore dell’INFN di Genova e co-fondatore di Dorian Technologies

Intervistiamo Andrea Chincarini, primo ricercatore presso la sezione di Genova e co-fondatore di Dorian Technologies, uno fra i primi spin-off riconosciuti dall’INFN, nata come start-up innovativa nel 2020. La missione aziendale è sbloccare il potenziale dell’imaging quantitativo e dell’intelligenza artificiale per ottimizzare la diagnosi, la prognosi e il monitoraggio dei pazienti, concentrandosi in particolare su quelli affetti da Alzheimer, Parkinson e altre patologie neurologiche.

Ciao Andrea e grazie per la tua disponibilità. Innanzitutto, raccontaci qualcosa di te e del tuo lavoro

Sono Primo ricercatore all’INFN di Genova, mi sono sempre occupato di analisi dati e nel 2004, grazie anche al contributo di Sandro Squarcia, professore all’Università di Genova che mi ha introdotto a questo campo, ho iniziato a lavorare sull’analisi dei dati in ambito medico. In quel periodo si iniziava a parlare di machine learning e data analysis avanzata applicate alla medicina, si iniziava a lavorare su grosse basi di dati e ho intrapreso un percorso di ricerca che continua ancora adesso ed è stato finanziato con vari esperimenti INFN. All’interno di questo percorso di R&D, che dura da più di vent’anni, ci siamo specializzati nell’analisi dei dati relativi al cervello e alle sue patologie, in particolare alle malattie degenerative che a tutt’oggi sono difficili da diagnosticare. Discutendo con i colleghi medici con cui collaboravamo e continuiamo a collaborare, abbiamo constatato che le tecnologie che stavamo sviluppando potevano avere anche una potenziale ricaduta commerciale, nel senso che erano tecnologie di cui c’era bisogno, per cui i clinici ci sollecitavano molto. Da lì sono nati alcuni brevetti e la linea di ricerca che ha portato alla creazione di Dorian nel 2020.

Come è nata Dorian?

Lo spin-off è nato a valle dei brevetti che abbiamo depositato, anche su indicazione dei nostri colleghi clinici, ed è iniziato con un gruppo di ragazzi volenterosi che si erano appena laureati o avevano conseguito un dottorato in questo campo, e hanno deciso insieme a me di essere soci in questa avventura. Nei primi anni è stato molto difficile, perché la transizione da idea a prodotto commerciale è molto più difficile di quello che credevamo, quel famoso “ultimo miglio” di cui si vocifera in realtà sono quasi cento miglia. Nel nostro ambito poi, per essere commercialmente rilevante devi essere certificato, cosa che richiede molte conoscenze che vanno al di fuori dell’ambito scientifico e un notevole investimento di tempo e denaro.

Ci puoi descrivere in parole semplici la tecnologia alla base dello spin-off?

Dorian si occupa di sviluppare metodi quantitativi per l’analisi dei dati. Oggi alcuni vorrebbero far credere che l’intelligenza artificiale potrà sostituirsi al clinico: inserisci il dato nel sistema, giri la manovella e l’intelligenza artificiale ti dice cosa sei e che malattie avrai. Io non credo in questo approccio, non perché tecnicamente non si possa fare, ma perché non lo trovo corretto dal punto di vista etico. Invece credo profondamente che questi sistemi, intelligenza artificiale, machine learning, ecc. possano essere di aiuto al clinico nel ricavare tutta una serie di informazioni da dati complessi. Il cammino che abbiamo scelto di seguire nella creazione dello spin-off è proprio questo: utilizzare sistemi di analisi per estrarre dati quantitativi pertinenti a una certa patologia che possano aiutare il medico nella pratica clinica.

Per fare questo, abbiamo sviluppato tutta una serie di “pipeline” di analisi, cioè strumenti di statistica avanzata e intelligenza artificiale preconfezionati e dedicati a rispondere a specifiche domande cliniche. Il nostro focus è quello della medicina nucleare perché è quella più affine alla nostra preparazione.

immagini di diagnostica medica

Qual è il tuo ruolo all’interno dell’azienda?

Sono uno dei fondatori, e formalmente Chief Scientific Officer. Non ho mai ricoperto la carica di CEO perché fin dall’inizio l’idea è stata che i ragazzi che hanno fondato Dorian assieme a me guidassero l’azienda; io faccio il “grande padre nobile” ma sono loro le persone che ci lavorano veramente a tempo pieno.

Come sono cambiate l’azienda e il tuo ruolo all’interno di essa dalla sua fondazione a oggi?

All’inizio eravamo solo noi sei soci fondatori, ora abbiamo assunto un dipendente e abbiamo un’altra persona a contratto, più vari consulenti; le persone che ruotano attorno all’azienda sono di più. Io continuo a occuparmi della parte scientifica, dello sviluppo di nuove tecnologie. Preferisco non occuparmi di fundraising, quello è un mestiere diverso dal mio, che richiede un altro tipo di mentalità.

Viste le difficoltà di cui ci hai parlato, perché vi è venuta in mente l’dea di fondare uno spin-off? Non è una cosa a cui pensano tutti.

Ho iniziato a pensare a uno spin-off già nel 2018 e ci sono voluti tanti anni perché il nostro approccio iniziale era quello degli scienziati che andavano a chiedere fondi per un esperimento e di conseguenza venivamo ignorati perché non avevamo nessuna struttura e nessuna conoscenza economico-finanziaria.

Nonostante ciò, il fatto che ci fosse necessità di uno spin-off era qualcosa di facilmente intuibile. Già nel 2014-15 cominciano a nascere i primi grossi database strutturati di dati medici, non soltanto locali, ma anche di livello internazionale. Dal lato medico si era capito, e questo è stato forse il grande cambio di paradigma, che era necessario fare analisi dati e statistica avanzata su dati medici per poter intuire certi meccanismi patologici che altrimenti con la sola esperienza clinica non si potevano capire. I contatti clinici che avevamo nell’ambito dei progetti di ricerca a cui partecipavamo ci hanno spinto con forza a creare una realtà imprenditoriale che potesse diventare un punto di riferimento.  Ci siamo costituiti a fine 2020 me eravamo già in ritardo, avremmo dovuto farlo prima, ma non avevamo gli strumenti e la capacità gestire un prodotto, perché avere l’idea non basta, per portarla a compimento servono conoscenze amministrative, serve conoscere il mondo legato alla gestione della qualità. E servono capitali.

Il vostro è stato uno dei primi spin-off riconosciuti dall’INFN quindi, in un certo senso, anche l’Istituto stava implementando nuove procedure e metodologie di lavoro. Come sono andate le cose e cosa suggerisci per il futuro.

Creare un’impresa è davvero complesso soprattutto nell’ambito medicale dove ci sono tante regolatorie da conoscere e rispettare. La condivisione degli obiettivi tra Istituto e spin off è cruciale, tuttavia, come spesso succede a chi si avventura in contesti non ancora consolidati, sono emerse a alcune criticità riconducibili alla mancanza di una guida operativa, di una rete strutturata di consulenti qualificati e di investitori affidabili, elementi chiave per sostenere chi intraprende un percorso imprenditoriale. Le difficoltà incontrate nelle fasi iniziali, come nel nostro caso, evidenziano la necessità di rafforzare i meccanismi di accompagnamento. Facendo tesoro dell’esperienza vissuta, se posso dare un suggerimento, sarebbe utile che l’INFN creasse strumenti di supporto dedicati, come liste di consulenti e percorsi di mentoring, al fine di facilitare la nascita e lo sviluppo di iniziative imprenditoriali future.

Ti ringrazio per il punto di vista e, in effetti, è in questa direzione che l’Istituto si è mosso negli ultimi anni. Tornando al tuo percorso imprenditoriale, quale è stata, invece, la sfida più grande?

Sicuramente la raccolta di capitali, soprattutto perché ci occupiamo di medicina, un mondo in cui la concorrenza è fatta di grosse realtà e dove tutto costa moltissimo. Ci sono consulenze obbligatorie, certificazioni e tutto è molto costoso. Noi per arrivare a un minimo di capitalizzazione che ci permettesse di continuare abbiamo sofferto molto.

E invece, dopo 5 anni, la soddisfazione?

La soddisfazione è cha abbiamo trovato i capitali, abbiamo un ufficio, nuovo personale, ci siamo strutturati; ora abbiamo anche una collaborazione con una grande casa farmaceutica e stiamo crescendo. Tra poco arriveremo al nostro primo prodotto certificato e da lì dovrebbe andare un pochino più in discesa.

Quindi se dovessi pensare a un evento significativo nel percorso di spin-off, quale sarebbe?

Sicuramente la certificazione del nostro primo prodotto, perché arrivare a questo punto significa aver raccolto almeno 500.000€ di finanziamenti e aver mantenuto in vita quest’attività anche quando i finanziamenti mancavano.

Quale saranno i prossimi passi?

Sono già ben determinati perché abbiamo ricevuto un finanziamento extra per certificare il secondo prodotto, quindi dovremo muoverci a fare quello. Successivamente, dovremmo contattare realtà industriali più grandi di noi, tipicamente produttori di macchine o di farmaci, per integrare il nostro software ai loro prodotti; abbiamo già un accordo di questo genere ma dobbiamo ampliarlo.

Poi, dopo la certificazione CE, dobbiamo ottenere quella FDA per poter entrare nel mercato statunitense. E poi, chiaramente, c’è la Cina.

Ultima domanda: come ti vedi nel futuro, più scienziato o imprenditore?

Io rimango scienziato, perché ho capito che l’imprenditore non è la mia strada, l’approccio è estraneo al mio pensiero. Anche perché per avere successo in questo ramo devi avere un piede forte nella ricerca medica e io ho i contatti che servono per dare un contributo di questo tipo.

Per saperne di più:

gli spin-off di INFN
il sito Dorian Technologies