6 persone su un palco, le tre sulla destra tengono in mano un grossa targa con scritto MuonLab, 25000€. sullo sfondo uno maxischermo con la scritta Premio ICT

Intervista ai fondatori di MuonLab

Intervistiamo i quattro fondatori di MuonLab: Lorenzo Bonechi, ricercatore della Sezione di Firenze e Roberto Ciaranfi, tecnico presso la stessa Sezione; e Vitaliano Ciulli e Raffaello D’Alessandro, professori ordinari all’Università di Firenze e associati INFN.

Raccontateci cos’è MuonLab e di cosa si occupa

MuonLab è una startup innovativa e spin-off di INFN e Università di Firenze che si è costituita ufficialmente a luglio 2025. Fornisce servizi di imaging 2D e 3D attraverso la radiografia muonica, una tecnologia che abbiamo studiato e sviluppato all’interno della nostra attività di ricerca all’INFN e universitaria.

Lo scorso dicembre, con MuonLab avete vinto il primo premio nella categoria ICT al Premio Nazionale per l’Innovazione, assieme ai riconoscimenti speciali SearchOn We Make Future e Venture CDP, raccontateci come è andata.

Lorenzo:  MuonLab è uno spin-off sia di INFN che dell’Università di Firenze, e proprio grazie all’Università siamo stati coinvolti nella Start Cup Regione Toscana. L’evento si è svolto poco dopo la costituzione dello spin-off, che è stata a luglio 2025, e quindi era un’ottima opportunità per presentare l’azienda a un pubblico più vasto.

Raffaello: abbiamo superato una prima selezione basata sui business plan presentati, ottenendo l’accesso alla finale regionale, che si è svolta a Pisa, durante la quale abbiamo presentato un pitch di cinque minuti. Abbiamo vinto il premio speciale della Società Addì e ci siamo classificati quarti assoluti, garantendoci un posto per la finale nazionale che si è svolta a Ferrara. Il pitch per Ferrara andava ulteriormente ridotto a 3 minuti e devo dire che abbiamo fatto un buon lavoro, anche se è stato piuttosto difficile spiegare in così poco tempo a un pubblico di non esperti cos’è la muografia.

Lorenzo: al di là dei premi, che ci hanno ovviamente fatto molto piacere, vorrei sottolineare che dopo la presentazione a Ferrara abbiamo ricevuto molti complimenti sia da investitori che da giurati delle altre categorie, che non erano coinvolti nella valutazione di MuonLab. Siamo quindi molto soddisfatti di questa esperienza che pensiamo abbia portato a risultati più che positivi, sia per l’azienda che per INFN e Università.

Vista l’esperienza acquisita in presentazioni brevi ma efficaci, vi chiedo di descrivere la tecnologia alla base di MuonLab in poche parole

Lorenzo: l’idea è quella di riuscire a guardare attraverso grandi spessori di materiali, come dice la nostra vision: see through, see inside, utilizzando come metodologia la radiografia muonica che è simile a quello che si fa comunemente con i raggi X, però utilizzando una radiazione naturale che nasce da fenomeni cosmici e arriva fin sulla Terra. Parte di questa radiazione è costituita da particelle elementari, i muoni appunto, che riescono a penetrare nella crosta terrestre per centinaia di metri. Sfruttando questo fenomeno noi riusciamo a effettuare radiografie di grandi volumi di materiale, come strutture architettoniche e miniere, utilizzando della strumentazione sviluppata da noi nel corso degli anni durante il nostro lavoro come ricercatori, la cui tecnologia è stata brevettata e ora concessa in licenza a MuonLab. Questi strumenti, posizionati opportunamente, ci consentono di effettuare, con misure che durano qualche settimana, radiografie di grandi strutture, misurando anche la densità media dei materiali attraversati dai muoni.

Nel pitch finale al Premio Nazionale per l’Innovazione dite che avete sviluppato la vostra tecnologia pensando alle ricerche archeologiche, poi però vi siete spostati verso applicazioni minerarie, come mai questo cambio di direzione?

Vitaliano: Quella archeologica è stata la prima applicazione della muografia, nel 1970 a opera del premio Nobel Luiz Alvarez, ed è sicuramente quella che più affascina il pubblico, però dal punto di vista commerciale, l’ambito minerario è sicuramente più promettente. Rispetto a questo noi siamo stati avvantaggiati dal contatto con un gruppo di geologi sia dell’Università di Firenze che dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR di Pisa (IGG-CNR) che ci ha permesso di effettuare un test molto approfondito alla miniera del Temperino. Il posizionamento ideale del nostro apparato di misura è al di sotto della zona di interesse, quindi lavorare su miniere già aperte permette di rivelare facilmente aree vuote o di densità diversa rispetto alla roccia circostante, e apre potenzialità molto grandi. In questo momento storico poi la prospezione mineraria riveste molto interesse perché, nonostante l’attività estrattiva in Italia sia molto ridotta, si è capito, anche sulla base del raw material act dell’UE, che non possiamo dipendere da paesi non europei per l’approvvigionamento di materiali critici e quindi esistono piani per l’apertura e la riapertura di miniere in Italia.

C’è poi l’aspetto della sostenibilità: fare ricerche più mirate grazie al vostro sistema di imaging riduce l’impatto ambientale che per il settore minerario non è mai piccolo

Lorenzo: esatto, l’esplorazione si basa molto su metodi invasivi come i carotaggi, quindi l’idea di rimpiazzarli, almeno nella prima fase di identificazione delle zone di interesse, va proprio nella direzione di un impatto ambientale minore.

Vitaliano: c’è poi l’altro aspetto che stiamo esplorando, cioè quello delle dighe minerarie che purtroppo hanno un impatto ambientale enorme e comportano rischi notevoli per l’ambiente e le persone che vivono nel territorio circostante. Una metodologia d’indagine non invasiva che permetta il monitoraggio delle dighe che contengono gli scarti minerari potrebbe quindi rappresentare uno strumento molto importante dal punto di vista della sicurezza.

Torniamo alla vostra storia: quando avete preso coscienza del fatto che la tecnologia alla base di MuonLab poteva avere uno sbocco anche industriale e commerciale oltre a quello di ricerca?

Lorenzo: è una consapevolezza nata abbastanza lontano nel tempo, dopo aver verificato che le misure di test risultavano di interesse anche al di fuori dei nostri gruppi di ricerca. Abbiamo ricevuto un ottimo riscontro da gruppi di geologi che si sono dimostrati molto colpiti dai nostri risultati. Da quel punto in poi non si trattava più di effettuare attività di ricerca, ma misure applicative che richiedevano notevoli risorse e quindi è nata l’idea di costituire un’azienda che potesse eseguirle al di fuori dal contesto INFN e universitario.

C’è stato un momento preciso nella vostra storia in cui avete capito che poteva aver senso fondare un’azienda?

Lorenzo: direi l’esperienza fatta alla miniera del Temperino. Stavamo collaborando con dei geologi che hanno visto i risultati e ci hanno detto che non si aspettavano un tale livello di prestazioni. Avevamo già fatto esperienze in ambito archeologico e vulcanologico, ma l’esperienza mineraria ci ha fatto capire il potenziale commerciale della nostra tecnologia.

Raffaello: dal mio punto di vista l’innesco è stato quando abbiamo iniziato il percorso di pre-incubazione con l’università, attività di quel tipo aiutano a prendere una decisione, in un verso o nell’altro. Analoghi stimoli sono arrivati anche con il percorso di mentoring promosso da INFN in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti nel 2024.

L’azienda com’è strutturata al momento?

In questo momento ci siamo noi quattro fondatori e un CEO esterno che ha le competenze di gestione aziendale. Noi fondatori copriamo tutte le competenze tecniche necessarie alle misure, però abbiamo contatti con dei giovani ricercatori che vorremmo coinvolgere quando inizieranno le attività commerciali di MuonLab.

Come valutate il supporto che vi ha dato INFN per la creazione dello spin-off?

Raffaello: c’è un’unicità in questo spin-off che è il riconoscimento sia da parte di INFN che dell’Università di Firenze. La collaborazione stretta dell’INFN con il mondo accademico ha dato dei frutti eccellenti.

Roberto: il primo passaggio è stato il finanziamento R4I che ci ha permesso di aumentare il livello di avanzamento tecnologico della nostra soluzione, poi abbiamo partecipato al percorso di formazione erogato dalla Graduate School of Management del Politecnico di Milano (GSoM POLIMI)  attraverso la collaborazione INFN-Cassa Depositi e Prestiti, che ci ha permesso di acquisire competenze di tipo manageriale che non avevamo. INFN ci ha quindi supportato in queste due fasi fondamentali e ci ha permesso anche di acquisire maggiore fiducia nella bontà della nostra tecnologia ma anche della nostra proposta commerciale. Alla luce di questo e dei primi segnali di interesse che stiamo raccogliendo, non mi sono sentito solo, ma ho percepito che INFN ci ha accompagnato in quest’avventura.

Vitaliano: In quanto dipendente universitario ho vissuto il percorso più da quel lato ma ho trovato la formazione di GSoM POLIMI molto utile, soprattutto per quanto riguarda la parte di tutoraggio. Oltre a quello, tutta l’interazione col Servizio Trasferimento Tecnologico di INFN, che ci ha aiutato nelle scelte e nel modo di impostare tutta la nostra attività, è stato decisamente utile.

Lorenzo: quando pensavamo di essere pronti a fondare l’azienda, INFN ci ha coinvolti in un percorso di formazione e mentoring organizzati con GSoM POLIMI e CDP; questo ci ha fatto posticipare di un anno la costituzione dello spin-off ma ci ha dato strumenti e competenze nuove, ci ha permesso di realizzare un business plan più sostenibile e un pitch più efficace per le presentazioni agli investitori.

Quali sono le sfide più grandi che avete incontrato finora?

Lorenzo: il percorso non è stato certo indolore, per noi che veniamo dall’ambiente della ricerca non è stato semplice adattarsi a pensare come imprenditori. Ci sono state difficoltà nel familiarizzare con documenti ufficiali, dall’interpretazione dei regolamenti alla definizione dei contratti. Alla fine, però, grazie alla collaborazione con i due TTO, siamo riusciti a creare un business plan che potesse essere presentato agli investitori.

Roberto: per me la sfida più grande è passare dallo studio dei dettagli tecnici a un’ottica orientata a fornire risultati a persone che non sono interessate alla tecnologia in sé per sé, ma a ciò che possono ottenere grazie al suo utilizzo.

Vitaliano: una delle difficoltà più grandi per me è stata la gestione della proprietà intellettuale: facendo ricerca si tende a sottovalutare il problema, ma una volta che ci si affaccia al mondo imprenditoriale lo si deve affrontare. Questo è stato un aspetto che ha richiesto il maggior numero di interazioni, anche solo per definire quali e quante conoscenze dovessero essere trasferite allo spin-off, e con che strumenti. Quindi un consiglio è di iniziare a ragionare su questi aspetti il prima possibile, anche quando si conducono progetti di ricerca di base.

Questo è un messaggio che il Servizio TT si sforza di veicolare: anche chi lavora nella ricerca deve porsi la questione della proprietà intellettuale, non necessariamente con l’idea di creare uno spin-off ma semplicemente riconoscendo che le conoscenze che si generano con il proprio lavoro, quando escono dal laboratorio, possono portare beneficio alla società

Invece, la soddisfazione più grande?

Vitaliano: sicuramente la vittoria al PNI è stata il riconoscimento più grande, poi ogni riscontro positivo che viene dall’esterno è uno stimolo e una soddisfazione.

Lorenzo: personalmente, vedere dei geologi esperti che hanno riconosciuto quanto i nostri risultati fossero di impatto è stata la soddisfazione più grande.

Come vedete MuonLab nel futuro e dove vi vedete voi, più a fare ricerca o più nell’impresa?

Raffaello: il nostro punto di forza è che in questi anni abbiamo formato dei giovani, quindi se l’azienda crescerà ci saranno già delle persone formate pronte a salire a bordo e far decollare MuonLab.

Di nuovo complimenti per il premio e grazie per il vostro tempo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Per saperne di più

Gli spin-off di INFN

il sito di MuonLab

Il Premio Nazionale per l’Innovazione

Servizio su MuonLab a TG3 Leonardo (min. 6:44)