09 Lug K come Know-How
Che cos’è il know-how
Quando si pensa a come tutelare la proprietà industriale che nasce da una nuova tecnologia, il primo strumento che viene in mente è il deposito di una domanda di brevetto. Tuttavia, a volte ci sono risultati che per ragioni legali, tecniche o di opportunità possono non essere brevettate ma, non per questo, diversamente tutelate.
In questi casi si può ricorrere al segreto commerciale, comunemente chiamato anche know-how. A differenza dei brevetti, in cui i dettagli dell’invenzione vengono resi pubblici, il know-how ha valore fino a quando le informazioni vengono mantenute segrete.
La legge italiana (art. 98 C.P.I.) considera infatti segreti commerciali le informazioni:
- Che sono segrete
- Che hanno un valore economico in quanto segrete
- I cui proprietari attuano tutte le misure adeguate a mantenerle segrete.
Differenze tra brevetti e segreti commerciali
| Brevetto | Segreto commerciale |
| Richiede registrazione ed è soggetto a esame da parte di uffici competenti | Non richiede registrazione formale |
| Richiede pagamento di tasse per mantenerlo | Non ci sono tasse di mantenimento |
| I dettagli dell’invenzione vengono resi pubblici e non sono precluse altre forme di pubblicazione | Le informazioni devono essere mantenute segrete |
| Durata massima di 20 anni | Durata potenzialmente illimitata (fino a quando la segretezza è mantenuta e/o le informazioni offrono un vantaggio competitivo) |
| Tutela legale forte | Tutela legale più debole |
Quando ricorrere al segreto commerciale
La scelta di tutelare la propria idea o invenzione mantenendo i dettagli segreti può essere motivata da ragioni legali, tecniche o di opportunità.
- Dal punto di vista legale, ci sono limitazioni a ciò che il Codice di Proprietà Industriale considera brevettabile e definisce come invenzione. Per esempio, scoperte, teorie, piani, principi, metodi, programmi e presentazioni di informazioni considerati in quanto tali non sono considerati invenzioni e non possono perciò essere brevettati. Il modo per proteggerli è quindi necessariamente quello di mantenerli riservati.
- Dal lato tecnico invece, alcune invenzioni sono facilmente copiabili e contemporaneamente è difficile dimostrare l’infrazione del brevetto; come nel caso, per esempio, dei processi per la realizzazione di un oggetto o per l’ottenimento di un risultato. La brevettazione di un processo richiede infatti la sua descrizione con un dettaglio tale da dare la possibilità di replicarlo. Tali dettagli vengono poi resi pubblici ed è complicato dimostrare, senza un’ispezione delle linee produttive, che un eventuale concorrente abbia utilizzato il processo brevettato e non un processo alternativo che ottiene lo stesso effetto.
- Esistono poi ragioni di opportunità, essenzialmente economiche: depositare e mantenere una domanda di brevetto ha un costo, che può diventare elevato se si estende il brevetto in diversi Paesi, e non c’è garanzia della sua effettiva concessione, che comunque arriva diversi anni dopo il deposito della domanda.
Se la nuova tecnologia ricade nei casi descritti, è quindi conveniente (e spesso è anche l’unica strada) tutelare la propria proprietà intellettuale mantenendola il più possibile riservata. Non bisogna però cadere nell’errore di considerare il segreto commerciale come un’alternativa a costo zero rispetto al brevetto: la legge infatti protegge chi detiene il know-how solo quando adotta tutte le misure ragionevolmente adeguate per proteggerne la segretezza, e questo richiede investimenti in termini di personale, strutture e denaro. Inoltre, ciò che il Know How protegge è la sfera di segretezza e non il suo contenuto: chiunque dovesse giungere in autonomia allo stesso risultato non avrebbe nulla a che dovere al titolare del segreto commerciale. Quest’ultimo, quindi, decade nel momento in cui il terzo lo pubblichi, venendo meno il requisito del segreto.
Il segreto commerciale negli enti di ricerca
A prima vista, il mantenimento di segreti commerciali sembrerebbe in contrasto con i principi della scienza aperta che animano gli enti di ricerca e che l’INFN ha adottato esplicitamente. A volte, però, è necessario che alcune osservazioni vengano tenute riservate perché garantiscono un vantaggio competitivo rendono possibili investimenti nello sviluppo tecnologico da parte di aziende interessate alla tecnologia, che altrimenti non avrebbero ragione di essere fatti.
In questi casi quindi si segue l’indicazione as open as possible, as closed as necessary sancita dall’Unione Europea, per cui si rendono pubblici i risultati della ricerca e i dati ottenuti, evitando di divulgare dettagli sul metodo o sul processo/prodotto utilizzati per ottenerli che sono quelli interessanti per l’attività commerciale dell’azienda partner. Come dice il nome, nel know-how va protetto il come si è arrivati a certi risultati, non il cosa si è ottenuto.
Come INFN favorisce e tutela il know-how
L’avanzamento della conoscenza in fisica di base richiede molto spesso che vengano sviluppate soluzioni hardware e software ad hoc, create per risolvere problemi non affrontabili con tecnologie già esistenti. Questo patrimonio tecnologico, di cui l’INFN è ricchissimo, ha anche applicazioni derivate, il second use di cui si parla nel Trasferimento Tecnologico, di grande interesse per l’industria e la società. Esempi di questo genere sono sistemi nati per lo studio dei plasmi e utilizzati per il monitoraggio della dose negli impianti di sterilizzazione industriale, o cloud sicuri per i dati biomedicali, che traggono origine dall’esperienza nella gestione dei flussi di dati derivanti dagli esperimenti di fisica delle particelle.
La tecnologia creata per la ricerca però non è pronta per il mercato, richiede uno sviluppo aggiuntivo che va oltre il lavoro tipico del ricercatore. Per questa ragione il Trasferimento Tecnologico di INFN sostiene e promuove programmi di sviluppo tecnologico volti a rendere il proprio know-how più appetibile per il mercato.
Nelle sue nove edizioni, il bando R4I ha finanziato 38 progetti mirati all’aumento di maturità tecnologica, per un valore complessivo stanziato che supera il milione di euro, contribuendo a valorizzare il know-how dell’INFN attraverso accordi di licenza con le aziende, favorendo la creazione di spin-off e diffondendo la cultura de trasferimento tecnologico all’interno di INFN.
Facendo tesoro di questa esperienza di successo, dall’edizione 2027, R4I diventerà INFN Connect, trasformandosi per essere più efficace nei suoi intenti. Verrà potenziato lo scouting tecnologico interno, dando la possibilità a un numero maggiore di progetti di ottenere un primo finanziamento e, contemporaneamente, rafforzerà la connessione con le aziende, con il fine di rendere sempre più facile e proficuo il trasferimento di know-how dal mondo della ricerca alla realtà industriale.
