
20 Mar Quando una virgola cambia tutto: la lezione di Cino Matacotta sul trasferimento tecnologico
L’ex responsabile del Servizio di Trasferimento Tecnologico all’INFN racconta come si costruisce un dialogo fruttuoso tra il mondo accademico e quello produttivo
Nell’ambito della ricerca scientifica, dove il progresso spesso si misura in anni di studio e sperimentazione, c’è chi ha saputo costruire un ponte solido tra ricerca e produzione, con l’obiettivo di accelerare il trasferimento di conoscenze e tecnologie. Tra questi figura il nome di Cino Matacotta, ex responsabile del Servizio di Trasferimento Tecnologico dell’INFN, il quale vanta un percorso guidato dalla passione, curiosità, e una carriera arricchita da esperienze trasversali.
Un percorso ricco di sfide e opportunità
“Ricercatore, consulente, imprenditore e infine trasferitore“, così Cino Matacotta sintetizza il suo percorso di oltre 40 anni. Dopo una laurea di Fisica conseguita nel 1979 presso l’Università degli Studi di Genova, Matacotta ha iniziato la sua carriera trascorrendo un anno nell’industria e diciannove al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), passando poi alla consulenza e l’imprenditoria. È stato solo in seguito che ha deciso di dedicarsi completamente al trasferimento tecnologico, un settore in cui ha operato per dodici anni, contribuendo a costruire all’interno dell’INFN una struttura capace di facilitare il dialogo tra ricerca e mondo produttivo: “il mio e nostro obiettivo è sempre stato quello di fornire alla comunità scientifica, spesso autoreferenziale, gli strumenti necessari per aprirsi al confronto con le imprese“, racconta.
Ma quando ha capito che il trasferimento tecnologico sarebbe stato il suo campo d’azione? “Tutto è nato da una virgola. Durante una trattativa per la licenza di un mio brevetto, un’importante modifica contrattuale nascosta in un ‘semplice’ spostamento di punteggiatura legato al prezzo ha acceso in me la curiosità per i meccanismi di negoziazione e interazione tra ricerca e industria. Quella virgola mi ha fatto scoprire un mondo fatto di ingegno, competenze e abilità di contrattazione che volevo esplorare”.
La filosofia del trasferimento tecnologico
Per Matacotta, la diversificazione delle esperienze gioca un ruolo chiave nel trasferimento tecnologico. L’aver conosciuto diversi attori e contesti durante la sua carriera gli ha permesso di affinare la capacità di “mediatore culturale”, un requisito che lui stesso definisce essenziale per il lavoro sul trasferimento tecnologico in quanto “consente di avvicinare mondi oggettivamenti lontani. Per questo, sono convinto che per formare nuovi trasferitori bisognerebbe creare percorsi misti o offrire esperienze lavorative ortogonali che allarghino la visione sulle problematiche dei diversi settori“.
Questa ampiezza di prospettiva si traduce poi in un approccio pragmatico: trovare soluzioni costruttive nella complessità, accettare che si può sbagliare, ma che “poche cose fatte bene valgono più di molte fatte male. Vedere che, grazie al lavoro fatto, si percepisce un ‘prima e dopo’ in un’istituzione è la soddisfazione più grande“, spiega Matacotta.
Ricerca e industria: un dialogo da rafforzare
Il trasferimento tecnologico rappresenta una leva fondamentale per riconnettere la scienza alla società, trasformando il sapere in innovazione concreta. Eppure, il dialogo tra ricerca e impresa è ancora spesso un percorso a ostacoli. Secondo Matacotta, il vero ostacolo alla collaborazione non è l’accademia, ma un tessuto imprenditoriale spesso poco maturo in termini di innovazione.
“Se c’è un vero obiettivo comune, con curiosità scientifica da una parte e interesse economico dall’altra, la collaborazione funziona“, sottolinea. “Accelerare il trasferimento richiede la rimozione dei tempi morti legati alla difficoltà di dialogo e l’accettazione del fatto che i tempi lunghi sono spesso necessari per trasformare la ricerca in prodotti concreti.”
Pur affrontando diverse difficoltà, Matacotta considera il trasferimento tecnologico un’opportunità per ristabilire un legame tra scienza e società: “Efficaci pratiche di trasferimento tecnologico”, spiega, “aiutano ad avvicinare la ricerca alla società, contribuendo a superare l’attuale crisi di fiducia”.
Guardando al futuro, secondo Matacotta, il segreto per chi vuole intraprendere questa strada risiede nella curiosità, invitando le nuove generazioni e non solo a “essere curiosi verso tutto, pronti a mettere in discussione le proprie certezze e a imparare da qualsiasi stimolo“.
In un mondo in cui la ricerca pubblica continua a generare innovazioni di grande valore, figure come Cino Matacotta ricordano quanto sia prezioso per la società avere ricercatori con competenze trasversali, capaci di essere anche mediatori culturali e di trasformare la conoscenza in opportunità tangibili. Perché, a volte, anche una semplice virgola può cambiare tutto.